L'ITALIA PER L'AUTODETERMINAZIONE DELLA LIBIA E CONTRO GHEDDAFI

I militanti e la dirigenza torinese unita sollecitano l'intervento dell'Italia nella guerra civile attualmente in corso in Libia.
È il momento che l'Italia si prodighi in operazioni umanitarie in questa nazione ormai vittima del personalismo e della pazzia di un sanguinario dittatore che si regge solo sul becero potere del denaro.
Non si tratta di un intervento da delegare ai soliti Stati Uniti o Russia, bensì all'Italia che tanto ha fatto per lo sviluppo di quel Paese e che non deve oggi permetterne l'insana distruzione, per proteggere i proprio interessi economici e per un domani migliore per il popolo libico, ormai finalmente sotto il sole di una rivoluzione non guidata da presunti capi "popolari" ascesi con la mera forza della armi ma vera rivoluzione sociale per uscire dalla disperazione dell'assenza dei diritti più basilari e sacri.
La nostra presenza renderebbe possibile affrontare in loco il problema che in questo momento attanaglia i nostri confini: l'immigrazione clandestina causata da questa sommossa. Come elemento stabilizzatore, la nostra presenza permetterebbe anche la pacifica transizione verso un post-Gheddafi che porti un miglioramento della qualità di vita in Libia, eliminando alla radice la causa principale dell'immigrazione.
Siamo inoltre inorriditi dall'ascoltare chi elegge ad alfiere un pietoso scarto d'umanità quale è il dittatore libico, che ha cominciato cacciando inermi cittadini italo libici solo per la sua cieca condotta basata sull'odio anti-italiano e pretendendo che anche il suo popolo fosse contagiato da questo sentimento insensato e che non contento ha continuato umiliandoci e ricattandoci in casa nostra e durante gli incontri con altre potenze.
A quest'essere, talmente piccolo da essere quasi insignificante, fisicamente, intellettualmente e moralmente, che non sa cosa sia l'onore, la patria o il popolo, ma che pone tutto in subordine ai suoi capricci non può essere permesso di dettare legge su un fronte importante come quello mediorientale e delle risorse energetiche. I suoi capricci ci sono già costati l'aumento del greggio, del gas e dei prodotti derivati, oltre alla popolazione libica che e ad oggi è trattata come il suo giocattolo: dato che non gli piace più si sente autorizzato a romperlo o a gettarlo a piacere.